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Un Europeo di qualita'.
di Antonio Boccia

Finalmente hanno vinto loro, gli spagnoli. Ebbene si, le generazioni iberiche di eterni incompiuti in nazionale sono state riscattate dal genio e dal talento dei nuovi Ninos: Fabregas, Iniesta, Torres e gli altri giovani delle Furie Rosse del “vecchio” Aragones hanno vinto l’Europeo, portando a ventidue lo score delle partite consecutive senza sconfitte. Zittite le polemiche sulla scelta del settantunenne Ct di lasciare a casa Raul, la Spagna ha vinto meritatamente il Campionato Europeo dopo quarantaquattro anni di attesa, sfatando il tabù che la vedeva annunciata protagonista alla vigilia e, sistematicamente, la solita delusione di ogni competizione. Ha pareggiato solo con l’Italia, che è stata costretta a battere ai rigori, e questo aspetto forse acuisce i rimpianti azzurri. Si, perché la Russia in semifinale e la Germania in finale erano avversari alla nostra portata. Potevano andarci meglio i calci di rigori, come avremmo potuto perdere la finale di Berlino sempre dagli undici metri: i se e i ma, si sa, non fanno la storia, che invece quell’Italia di Lippi e questa Spagna di Aragones hanno saputo scrivere grazie agli strumenti a disposizione. Il nostro Marcello puntò sul gruppo, sulla voglia di riscatto di giocatori frastornati e mortificati dalle vicende interne di Calciopoli, dando compattezza...
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